Nuova campagna di scavi che interesserà uno dei monumenti simbolo di Agrigento e dell’archeologia greca nel mondo, il tempio della Concordia.
L’iniziativa è stata fortemente voluta dal direttore del Parco archeologico Roberto Sciarratta e nasce dalla necessità di approfondire le scoperte emerse durante gli scavi fatti tra il 2018 e il 2019.
Si trattava del progetto “La valle dopo gli antichi” in cui si indagava sulla ricostruzione storica del ciglio meridionale, della collina e della trasformazione del tempio pagano in chiesa cristiana.
In quella occasione vennero trovati dei resti ossei e l’analisi al carbonio-14 fatte avevano datato la sepoltura al XII secolo, in piena epoca normanna quando il tempio greco era diventato un monastero e la chiesa di San Gregorio.
Ad oggi era necessario fare nuove ricerche che consentissero di acquisire materiale biologico per verificare quali siano state le più antiche fasi di uso funerario della chiesa. L’obiettivo dei nuovi scavi, condotti dall’archeologa Maria Serena Rizzo e dall’archeoantropologo Roberto Micciché, è quello di ampliare il campione di dati e verificare quando si è cominciato a seppellire all’interno della chiesa.
Le attività hanno permesso già di ritrovare, all’interno del tempio, alcuni resti ossei che potranno raccontare non solo a quale epoca appartenevano le persone sepolte, ma anche i loro stili di vita e la loro alimentazione. Da una prima valutazione si tratta degli scheletri di almeno 3 bambini, rinvenuti tutti nella stessa sepoltura che è stata scavata nel pavimento del tempio.
“Il nostro patrimonio archeologico è materia viva – commenta l’assessore regionale ai Beni culturali Francesco Paolo Scarpinato – e come tale continua a raccontarci il passato se, come avviene ad Agrigento, si investe in ricerca. Il tempio della Concordia non diventa quindi solo un luogo di straordinaria e riconosciuta bellezza, ma un laboratorio a cielo aperto che parla di noi”.




