Pedaggi truccati ai caselli dell’autostarda A20 Messina-Palermo. Sei i soggetti sospesi, cinque impiegati del Cas – Consorzio Autostrade Siciliano – e un tecnico di una società privata che gestisce la rete informatica dell’ente, quest’ultimo accusato di aver concorso in 33 episodi di peculato commessi insieme ad altri due coinvolti nella vicenda. Gli altri 5 sono accusati di ben 266 episodi di peculato, con appropriazione di denaro, nei confronti degli automobilisti transitati sulla Messina-Palermo. I fatti risalgono a un periodo compreso fra novembre 2025 e il gennaio 2006. A renderlo noto la Procura di Termini Imerese che ha avviato un’inchiesta. A tutti e sei gli indagati gli agenti della polizia stradale di Buonfornello hanno notificato un provvedimento del gip di Termini Imerese, Irina Cirincione, di sospensione temporanea dall’esercizio del pubblico servizio per sei mesi.
I sei indagati avrebbero incassato somme di denaro sostituendo il biglietto originale con uno di importo minore e si sarebbero appropriati di somme di denaro che di volta in volta andavano da un minimo di 7 a un massimo di 10 – 15 euro circa.
Il procedimento nasce da un esposto presentato dal Cas nel quale si denunciavano gravi anomalie negli incassi ai caselli di Buonfornello, Cefalù e Castelbuono e una sproporzione tra il numero dei transiti registrati e gli importi effettivamente incassati e versati al consorzio. Gli agenti della polstrada hanno piazzato delle telecamere nei gabbiotti dei caselli e hanno registrato gli stratagemmi utilizzati. I tecnici esattori ritiravano il biglietto del pedaggio e il denaro contante di volta in volta consegnato dall’utente a titolo di pagamento, ma non inserivano il tagliando regolare nel “ricevitore di pista”, ossia del macchinario deputato alla registrazione e contabilizzazione del denaro, bensì un diverso biglietto, messo da parte precedentemente, che indicava un importo di gran lunga inferiore (90 centesimi) a quello effettivamente dovuto. In questo modo riuscivano a impossessarsi della differenza.
E’ stato accertato come gli indagati abbiano anche disattivato la corsia destinata agli automobilisti che usavano la cassa automatica, chiudendo la sbarra e mettendo in funzione il semaforo rosso, in modo da incrementare il flusso auto verso la propria postazione e poter riscuotere più soldi. Le indagini hanno consentito di verificare come ciascuno degli indagati, in circa tre mesi, si sia appropriato di somme che andavano da 99-100 a 803 euro. Sottoposti a interrogatorio preventivo, gli impiegati si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.
“Dalla ricostruzione dei fatti operata – scrive il gip – emerge chiaramente come le singole condotte descritte rappresentino solo un piccolo segmento di un consolidato modus operandi degli esattori del Cas, la cui perpetuazione in un lungo corso di tempo ha, di certo, consentito l’appropriazione di una notevole somma di denaro”.




