È partita la procedura per privatizzare gli aeroporti di Catania e Comiso. Aperta la ricerca di investitori per il controllo del 51% della SAC (Società Aeroporto Catania SPA), società che si occupa della gestione degli scali.
Il documento preliminare, denominato già “Project Goldrake”, offre tutti i dettagli dell’operazione. Bisogna avere un fatturato globale medio, di almeno tre esercizi, nell’ultimo quinquennio da almeno 150 milioni di euro. I firmatari si impegneranno a garantire la continuità occupazionale e la qualità dei servizi e a mantenere la partecipazione nazionale per un minimo di cinque anni.
Per partecipare è richiesta una solida capacità economica e finanziaria, una comprovata esperienza tecnica nel settore aeroportuale di almeno cinque anni, maturata nell’ultimo decennio in aeroporti con un volume di traffico pari o superiore ai 10 milioni di passeggeri annui. In alternativa, il requisito tecnico si considera soddisfatto se il partecipante ha avuto almeno il 30% del capitale in società che presentano le medesime caratteristiche.
Prima della privatizzazione la società era interamente pubblica. Il socio di maggioranza è la Camera di Commercio del sud est Sicilia (61%), seguita dalla Città Metropolitana di Catania (12,12%), dal Libero Consorzio Comunale di Siracusa (12,12%), dall’IRSAP (12,12%), dal Comune di Catania (2,02%) e dal Comune di Comiso (0,96%).
Il bando si chiuderà a inizio giugno e vuole essere uno stimolo per far sviluppare ancora di più l’aeroporto di Catania, già il quinto più grande d’Italia, con 12,4 milioni di passeggeri annui e quello di Comiso, che negli ultimi anni era stato quasi abbandonato.
L’aeroporto di Catania si candida così a diventare il nuovo hub del Mediterraneo. Una mossa che va a consolidare anche gli investimenti attualmente in corso: l’allungamento della pista, che arriverà a 3 km invece di 2,4 km, l’espansione del terminal A, la costruzione dei nuovi terminal B e C, l’ampliamento dei parcheggi e la connessione tramite metropolitana alla città di Catania.




