Abbandono che fa rima con randagismo. E così agosto, che per molti rappresenta la giusta pausa delle ferie, per volontari e associazioni animaliste è invece il mese dei bilanci.
Il mese da cerchiare in nero, quello in cui si tirano le somme di un’estate che, ancora una volta, racconta centinaia di casi di cani, gatti, pappagalli e perfino rettili di grosse dimensioni abbandonati dai propri padroni che non possono, o non vogliono, più tenerli con sé.
I numeri restituiscono le dimensioni di un fenomeno che in Italia continua ad avere proporzioni allarmanti: ogni anno si registrano circa 135 mila abbandoni di animali domestici, tra cui 50 mila cani e 80 mila gatti. E l’estate rappresenta uno dei periodi più critici: tra il 25 e il 30% degli abbandoni si concentra nei mesi compresi tra luglio e settembre, con giornate in cui si possono raggiungere picchi di 600-650 animali abbandonati.
Una vera emergenza che, secondo le stime di associazioni e Legambiente, interessa soprattutto il Mezzogiorno: circa il 50% degli abbandoni avviene al Sud, il 30% al Centro e il restante 20% al Nord. Numeri che spiegano anche perché, proprio nelle regioni meridionali, il fenomeno dell’abbandono finisca spesso per alimentare direttamente quello del randagismo. “Ci si libera di colui che ci ha fatto compagnia tutto l’anno. Si tratta di una crudeltà talmente grande che si commenta da sé. Gli animali ti danno solo amore e questa gente li abbandona ad una morte quasi certa”. A parlare è il volontario Manuele Costanzo. “Come ogni anno, nel periodo estivo gli abbandoni aumentano in modo significativo, creando non pochi problemi alle istituzioni e alle forze dell’ordine che si trovano dinanzi a un fenomeno pieno di problematiche e complesso – continua Costanzo – dove, finora, non riscontriamo un adeguato contrasto”.
Sui canali istituzionali e sui social è un continuo scambiarsi di informazioni, foto, video e qualsiasi altro dato utile tra volontari e associazioni di categoria, impegnati a monitorare un problema che non riguarda soltanto cani e gatti, ma anche roditori, rettili e animali esotici. Iguane, tartarughe e pappagalli vengono immessi in habitat completamente estranei alle loro esigenze, con un destino spesso già segnato.
Dati alla mano, nella sola provincia di Catania si contano finora oltre 200 casi. Un bilancio che potrebbe ulteriormente aggravarsi nelle prossime settimane, considerando che agosto coincide tradizionalmente con il periodo di maggiore mobilità delle famiglie e, in alcuni casi, con la decisione di liberarsi dell’animale prima della partenza per le vacanze.
“Spesso sono cani e gatti di razza ma dobbiamo anche affrontare l’abbandono dei cuccioli, dovuto a nascite indesiderate, con i “padroni” che considerano troppo costoso sterilizzare l’animale. Il risultato? Una soluzione rapida e crudele”. La mappa dell’abbandono degli animali in tutta la provincia etnea è in continua evoluzione. Se prima i punti “caldi” erano considerati soprattutto le autostrade Catania-Palermo e Catania-Messina, oltre alle statali Catania-Paternò e Catania-Gela, adesso decine di casi vengono segnalati nei pressi dei cassonetti dei rifiuti, nei cortili interni dei supermercati e perfino davanti ai cancelli delle abitazioni dove i proprietari possiedono già un cane, un gatto o un animale esotico.
Il meccanismo è quasi sempre lo stesso: lasciare l’animale in un luogo dove qualcuno possa trovarlo, nella speranza che venga soccorso e che gli venga data una nuova casa. Ma non sempre arriva il lieto fine. Molti animali muoiono investiti, di fame, per malattie o aggrediti da branchi di cani randagi. Nel caso dei pappagalli e di altri animali esotici, i rischi sono ancora maggiori: possono essere attaccati da altri uccelli, gatti o altri predatori, oltre a non essere in grado di sopravvivere in un ambiente non adatto alle loro caratteristiche.




