Torna alle News
News

Cattedrale di Catania, dopo vent’anni finisce l’era Scionti: a succedergli padre Alì

redazioneredazione
28 agosto 2026
4 min di lettura
Cattedrale di Catania, dopo vent’anni finisce l’era Scionti: a succedergli padre Alì

Dopo vent’anni cambia il parroco della Cattedrale di Catania. Padre Barbaro Scionti conclude il suo lungo servizio nella Chiesa madre dell’Arcidiocesi e sarà chiamato a guidare due comunità parrocchiali di Mascalucia. A succedergli sarà padre Salvatore Alì, finora parroco della parrocchia dello Spirito Santo di Paternò e vicario foraneo. Ad annunciarlo è stato l’arcivescovo di Catania, monsignor Luigi Renna, al termine della 76ª Settimana Liturgica Nazionale, ospitata in questi giorni nel capoluogo etneo.

Per padre Alì, originario di Nicolosi, dopo le esperienze nelle parrocchie di Tremestieri e Pedara, si tratta di un ritorno: aveva già fatto parte, infatti, della Curia ai tempi di Monsignor Bommarito.

«La Cattedrale è la sede della cattedra del vescovo, il cuore e la madre della diocesi», ha ricordato l’arcivescovo. «Dopo vent’anni mi è sembrato giusto, nel dialogo e con una piena accettazione da parte dell’interessato, che ci fosse un avvicendamento». Monsignor Renna ha espresso pubblicamente la gratitudine della Chiesa catanese a padre Scionti per il servizio svolto: «Tutti dovremmo riconoscergli un grande senso di carità pastorale, zelo e responsabilità. L’amore a Sant’Agata, l’amore alla liturgia, l’amore a un luogo così caro alla vita di tutta la diocesi». Un servizio esercitato anche «con una certa fermezza», ha aggiunto l’arcivescovo, sottolineando come «la fermezza sia propria anche delle persone che vogliono bene e che sanno decidere».

Il nuovo parroco della Cattedrale sarà padre Salvatore Alì, che lascia la parrocchia dello Spirito Santo di Paternò, dove ha svolto anche il servizio di vicario foraneo. «Gli dico grazie per avere accettato – ha affermato Renna –. Sono sicuro che con il suo stile continuerà a essere punto di riferimento per tutti i catanesi, servirà la Chiesa e farà sì che la Cattedrale sia davvero un centro di fede, di comunione e di pace».

L’annuncio è arrivato al termine di settimane particolarmente intense per la Chiesa catanese: dalla conclusione dell’Anno giubilare agatino per il IX centenario della traslazione delle reliquie di Sant’Agata alla presenza del legato pontificio, il cardinale Pietro Parolin, fino alla Settimana Liturgica Nazionale.L’arcivescovo è tornato anche sulle polemiche sorte sui social dopo alcuni momenti delle celebrazioni agatine, a partire dal bacio alle reliquie.

«Quel bacio che alcuni hanno interpretato male è lo stesso che noi diamo alle reliquie in ogni città ed è lo stesso che diamo alle reliquie di Sant’Agata nei giorni della festa», ha chiarito Renna, ricordando l’eccezionalità dell’ostensione e della ricognizione del cranio della Patrona. Riferendosi al gesto del sindaco, l’arcivescovo ha aggiunto: «È stata una sua espressione di venerazione che penso debba farci sentire il primo cittadino uno di noi. Non siamo in uno Stato laicista alla maniera francese, nel quale le espressioni di fede devono essere nascoste o addirittura vietate. Siamo in uno Stato laico che rispetta tutte le espressioni di fede religiosa e siamo liberi di esprimerle».

Monsignor Renna ha inoltre chiarito le ragioni organizzative e di sicurezza che hanno caratterizzato le celebrazioni del 17 agosto in piazza Duomo, spiegando che transenne, posti a sedere e limitazioni erano legati alle indicazioni delle autorità e alla necessità di tutelare tutti, in particolare anziani, persone fragili e persone con disabilità. Nessuna volontà, dunque, di escludere qualcuno dalle celebrazioni. L’invito dell’arcivescovo è stato quello di non permettere alle polemiche di offuscare quanto vissuto durante l’Anno giubilare: «Non lasciamoci togliere la gioia».

Il Giubileo, ha sottolineato, deve adesso produrre frutti concreti nella vita della Chiesa catanese: maggiore comunione, capacità di accoglienza e una rinnovata spinta missionaria. «Abbiamo una grande missione: missione di evangelizzazione, missione di trasmettere la fede alle nuove generazioni, missione di inclusione dei lontani, missione di carità verso tante persone». Una missione che trova il proprio riferimento nella testimonianza di Sant’Agata e che continua anche attraverso le numerose iniziative di solidarietà nate nel suo nome. Da qui l’appello conclusivo rivolto alla comunità diocesana anche nell’accogliere i nuoviincarichi pastorali: «Viviamo la gratitudine, lasciamo da parte polemiche di altro tipo e commenti che non dicono la verità del nostro essere cristiano. Ricordiamoci: il cristiano si caratterizza per la carità, sempre, anche nelle piccole cose. È il più grande insegnamento che possiamo ricevere dai nostri santi».

Condividi l'articolo

Categorie

News