Raccolta delle olive al collasso nella Sicilia occidentale. I produttori sono pronti a sospendere le attività nei territori del Bilice e dell’Agrigentino, esasperati per i costi insostenibili.
Il gesto estremo rappresenta il grido di aiuto di un comparto che soffre da mesi i costi di produzione, innanzitutto, e che non è più in grado di essere vantaggioso economicamente, considerato che le quotazioni dell’olio extravergine sono scese intorno ai 6,70 euro al chilo, livelli che, secondo produttori e sindaci, non consentono più di coprire i costi di coltivazione, raccolta e trasformazione. Costi ai quali aggiungere quelli della manodopera, del trasporto, dell’energia.
Da Sciacca a Menfi, da Sambuca di Sicilia a Montevago, passando per Caltabellotta, Alessandria della Rocca, Partanna, Bivona e Santa Margherita di Belice, monta la protesta sostenuta dalle amministrazioni che hanno deciso di schierarsi con gli agricoltori per difendere oltre l’economica, la storia di un territorio.
Contestualmente è nato il Comitato Permanente Intercomunale a salvaguardia dell’Olio Extravergine d’Oliva Dop Val di Mazara e a tutela della dignità del lavoro agricolo del territorio, organismo che punta a trasformare il malcontento in una piattaforma di proposte e rivendicazioni.
Alla base della mobilitazione c’è una realtà che gli amministratori locali definiscono insostenibile.
Dal territorio arriva una richiesta forte e unitaria indirizzata al Governo nazionale e alla Regione Siciliana: dichiarazione dello stato di crisi del comparto, ristori straordinari per le aziende più colpite, misure per ridurre i costi di produzione, maggiore controllo sulla provenienza degli oli e strumenti efficaci per valorizzare l’olio siciliano sui mercati.




