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Cronaca

Crisi energetica e caro carburanti, l’allarme Confindustria: “Tempesta perfetta”

redazioneredazione
16 aprile 2026
3 min di lettura
Crisi energetica e caro carburanti, l’allarme Confindustria: “Tempesta perfetta”

Una tempesta perfetta che rischia di spazzare via una parte significativa delle imprese del territorio. È così che Confindustria Catania esprime profonda preoccupazione per una crisi energetica che, insieme all’aumento del prezzo dei carburanti, sta erodendo i margini operativi delle imprese, minacciando la continuità di intere filiere industriali e del comparto logistico.
“Siamo di fronte a un’emergenza che non riguarda più soltanto i costi di bilancio, ma la sopravvivenza stessa del fare impresa nel nostro territorio”, dichiara la presidente di Confindustria Catania, Cristina Busi Ferruzzi.
“Il caro carburante e l’aumento dei costi dell’energia agiscono come una tassa insostenibile che colpisce trasversalmente ogni settore, dalla manifattura ai servizi. Le nostre aziende, che con fatica stavano consolidando segnali di ripresa, si trovano oggi a dover scegliere tra assorbire perdite gravissime o trasferire i costi sui consumatori finali, alimentando una spirale inflattiva”.
La presidente evidenzia inoltre le criticità strutturali che penalizzano il territorio: “Siamo nel mezzo di un paradosso inaccettabile: rappresentiamo la ‘raffineria d’Italia’, con la Sicilia che copre circa il 70% del fabbisogno nazionale, ma subiamo i costi più elevati a causa dell’isolamento geografico”.
“Il caro gasolio non è solo un costo energetico: è un freno a mano tirato sulla nostra economia. Chiediamo con urgenza che il Governo si faccia portavoce a Bruxelles del ripristino del Temporary Framework per la crisi energetica, così da attivare misure concrete di sostegno alle imprese”.
“È inoltre necessario”, prosegue Busi, “che venga riconosciuto una volta per tutte lo stato di insularità come svantaggio economico per la Sicilia, che pesa sulle imprese per oltre 6 miliardi di euro l’anno, pari a circa il 7,4% del PIL regionale”.
“Senza una fiscalità compensativa e un reale riconoscimento degli svantaggi geografici -afferma la presidente Busi – le nostre imprese partono con un gap competitivo incolmabile rispetto al resto del continente, aggravato dall’attuale contesto emergenziale”.
A intervenire anche Sonia Nicosia, presidente della Sezione Trasporti e Concessionarie auto di Confindustria Catania: “Ci troviamo ad operare in una condizione di forte instabilità. Ai rincari già prodotti dall’ETS (Emission Trading System), che ha inciso fino a circa 500 euro a trailer, si aggiungono ulteriori costi legati all’obbligo di utilizzare carburanti alternativi, molto più onerosi e difficili da reperire.
Il risultato è una continua variabilità dei noli, che rende complessa la programmazione, la definizione dei budget e la stabilità dei prezzi. Una situazione che colpisce in modo particolare la Sicilia, dove ogni aumento dei collegamenti marittimi si traduce in maggiori costi per l’autotrasporto, per le imprese e, inevitabilmente, per i cittadini.
A questo si aggiungono le criticità legate al Sea Modal Shift: mancano criteri di calcolo chiari e tempi certi di erogazione dei contributi, elementi fondamentali per le imprese che hanno investito nell’intermodalità e nella riduzione delle emissioni. Senza regole trasparenti e tempi certi, si penalizza proprio chi ha scelto di spostare traffico dalla strada al mare.
Serve un costante presidio istituzionale, la Sicilia non può più subire rincari fuori controllo”
Confindustria Catania propone quindi  un mix di interventi: misure a breve termine, come crediti d’imposta per i settori più colpiti e riduzione delle accise, affiancate da strategie di medio-lungo periodo in grado di rafforzare la resilienza del sistema produttivo locale come scudo alle crisi dei mercati internazionali, che sempre di più minacciano la sopravvivenza del tessuto produttivo.

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