L’affare delle bande criminali a Catania si chiama commercio illegale del rame. E l’ultimo episodio riporta ancora una volta l’attenzione su un fenomeno che continua a colpire infrastrutture pubbliche, cantieri e impianti della città. A finire nel mirino dei malviventi è stata, questa volta, l’area del Castello Ursino, dove il furto di rame ha provocato la disattivazione dei punti luce.
I ladri hanno tranciato i cavi direttamente dalle centraline, provocando gravi effrazioni agli impianti di approvvigionamento elettrico che hanno interessato sia la pubblica illuminazione sia il cantiere attualmente operativo nell’area del Castello. Sull’episodio stanno indagando i Carabinieri, impegnati a ricostruire la dinamica del raid e a individuare i responsabili. A seguito dei sopralluoghi effettuati dalle autorità competenti, dai tecnici comunali e dall’ente gestore il sindaco Enrico Trantino ha disposto interventi dell’Amministrazione comunale con carattere di somma urgenza per la realizzazione di un nuovo impianto.
I lavori, per un importo stimato in alcune decine di migliaia di euro, consentiranno di ripristinare la corrente elettrica in tutta l’area nel più breve tempo possibile. Un intervento necessario, ma che ancora una volta mette in evidenza il conto salato che la città è costretta a pagare per un fenomeno criminale che negli ultimi anni ha assunto dimensioni sempre più preoccupanti. Il rame, infatti, è diventato una delle merci più appetibili per il mercato illegale.
Un vero e proprio “oro rosso” che viene sottratto praticamente ovunque: dagli impianti della pubblica illuminazione ai cantieri, dalle linee ferroviarie ai collegamenti telefonici, fino alle infrastrutture elettriche. Il motivo è semplice. Il rame è un materiale estremamente prezioso per le sue caratteristiche di conducibilità elettrica e termica, oltre che per duttilità e malleabilità. E le quotazioni raggiunte sui mercati internazionali lo rendono particolarmente interessante per chi opera nel circuito clandestino del recupero e della rivendita dei metalli.
Con l’estrazione dai nuovi giacimenti sempre più complessa e costosa, il riciclo del rame già presente sul mercato assume un valore crescente. Ed è proprio su questo che fanno leva le bande criminali. Secondo le stime riportate in passato dagli investigatori, ogni anno in città potevano sparire circa dieci tonnellate di “oro rosso”, una parte delle quali veniva successivamente recuperata dalle forze dell’ordine. Il problema, però, è riuscire a sorprendere i responsabili durante il furto: molto difficile riuscire a cogliere i ladri in flagranza di reato.
Nella maggior parte dei casi non si tratta di semplici sprovveduti, armati di coltelli che girano in “lapa”, ma di vere bande di criminali organizzati con tronchesi che si muovono su grossi camion. Il sistema, negli anni, è diventato quasi una procedura industriale. I cavi vengono tranciati, raccolti e caricati sui mezzi utilizzati per il trasporto. Il rame viene poi trasferito in aree isolate, dove viene separato dalle guaine e dagli altri materiali che lo rivestono, per essere successivamente immesso nel circuito del commercio illegale. Un’attività che può lasciare dietro di sé anche conseguenze ambientali pesantissime. In passato, infatti, la combustione delle guaine dei cavi ha prodotto colonne di fumo nero visibili a distanza, soprattutto nelle aree periferiche della città.




