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Cronaca

Palermo, blitz antimafia 13 arresti

redazioneredazione
15 giugno 2026
2 min di lettura
Palermo, blitz antimafia 13 arresti

Blitz antimafia all’Arenella, tredici arresti. Le indagini riguardano le famiglie mafiose dell’Acquasanta e dell’Arenella, che fanno parte del mandamento di Resuttana. Intercettazioni, dichiarazioni di collaboratori di giustizia e indagini patrimoniali costituiscono l’ossatura dell’inchiesta che coinvolge un totale di 45 persone. Otto persone in carcere, cinque ai domiciliari, sono in numeri del blitz del Nucleo speciale polizia valutaria della finanza. 

I reati contestati sono associazione mafiosa, favoreggiamento personale, bancarotta fraudolenta, riciclaggio, reimpiego, autoriciclaggio, trasferimento fraudolento di valori, esercizio abusivo di attività di scommesse. Una rete di incensurati avrebbe fatto da prestanome ai mafiosi e li avrebbe aiutati ad accumulare ricchezza.

Tra gli arrestati c’è anche il boss Raffaele Galatolo, 75 anni, capomafia dell’Acquasanta, approfittando di permessi premio e semilibertà Galatolo continuava a dirigere il clan e fare affari. Condannato all’ergastolo, aveva ottenuto la possibilità di uscire dal carcere e lavorare in un’associazione di volontariato. In manette anche un altro storico capomafia palermitano, Stefano Fidanzati.

Gli inquirenti hanno ricostruito gli organigrammi delle due famiglie mafiose, l’evoluzione delle gerarchie nel tempo fino ad arrivare all’attuale assetto verticistico. In particolare, è emerso che i capi famiglia avrebbero esercitato la propria influenza sui territori mantenendo la capacità di gestire affari, dirimere controversie interne o con altri mandamenti e condizionare l’economia locale.

I boss dell’Arenella avrebbero rilevato società fittiziamente intestate a incensurati per reimpiegare i capitali illeciti. Parallelamente, con riferimento alla famiglia mafiosa dell’Acquasanta, le indagini hanno consentito di ricostruire l’influenza esercitata dal capofamiglia, che era in semilibertà, e che grazie a una fitta rete di uomini d’onore riusciva a mantenere rapporti con l’organizzazione mafiosa.

In questo contesto è stato documentato un articolato sistema di raccolte illegali di scommesse sportive, realizzato attraverso l’installazione di punti gioco clandestini, la fissazione di quote e la ricezione delle giocate esclusivamente in contanti, con lo scopo di generare profitti in evasione d’imposta e riciclare proventi derivanti da altre attività illecite.

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