E’ morto a Palermo l’ex dirigente di polizia e numero tre del Sisde Bruno Contrada, 94, anni. Napoletano ma palermitano d’adozione aveva svolto la sua carriera a Palermo e ha percorso tutte le tappe dell’ investigatore da dirigente di polizia ad alto funzionario dei servizi segreti nell’ arco di un trentennio. Arrestato, la vigilia del Natale ’92, l’anno delle stragi palermitane, poi a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa,
Contrada era stato condannato a 10 anni di carcere il 5 aprile ’96. Sentenza ribaltata in Corte d’appello il 4 maggio 2001: assolto. La Cassazione ha rinviato gli atti a Palermo. Poi la nuova condanna a 10 anni nel 2006, dopo 31 ore di Camera di consiglio della Corte d’appello palermitana, e la conferma della Cassazione l’anno successivo. Quindi il carcere, i domiciliari e poi la fine pena nell’ottobre 2012. Sono poi cominciati i tentativi di revisione del processo e gli appelli alla corte di Strasburgo per i diritti umani. Italia venne condannata due volte: nel febbraio 2014 perchè il detenuto non doveva stare in carcere quando chiese i domiciliari per le sue condizioni di salute e poi perche’ l’ex poliziotto non doveva essere condannato per concorso esterno in associazione mafiosa in quanto, all’epoca dei fatti (1979-1988), il reato non “era sufficientemente chiaro”.
Contrada in questi anni ha sempre combattuto per ”salvaguardare – diceva – l’onore di un uomo delle istituzioni”. ”Voglio l’onore che mi hanno tolto, non ho perso fiducia nello Stato” ripeteva. Dopo un’altra lunga battaglia giudiziaria la prima sezione della Corte d’Appello di Palermo, ribaltando la decisione della seconda sezione, dopo l’annullamento con rinvio da parte della Corte di Cassazione, accolse la domanda di Contrada di riparazione per ingiusta detenzione riducendo l’entita’ dell’indennizzo a 285.342 euro. Sentenza confermata dalla Cassazione nel 2023.







