Un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Scienze dell’Università degli Studi Roma III, ha individuato una nuova specie di ragno, battezzato “Leptorcestes Elisae” e descritto in uno studio pubblicato sulla rivista scientifica “Fragmenta Entomologica”.
Lo studio fa parte di un progetto iniziato nel 2022 nella zona di Siracusa, all’interno della “Riserva naturale orientata di Pantalica, Valle dell’Anapo e Torrente Cava Grande”. Svolgendo ricerche di tipo entomologico, i ricercatori hanno scoperto la nuova specie. Si tratta di un ragno saltatore che somiglia ad una formica. A differenza di altre specie di saltatore, è che il ragno saltatore ha un apparato riproduttivo piuttosto differente.
Dichiara Tommaso Fusco, autore dello studio: “A giugno 2023, mentre ero impegnato in alcuni campionamenti entomologici a Pantalica, insieme al mio collega Lorenzo Fortini, notiamo dei ragni molto simili a formiche sia nell’aspetto che nel comportamento. Una volta tornato in laboratorio mi sono accorto che questi campioni avevano caratteristiche morfologiche atipiche rispetto ai ragni dello stesso genere. Così abbiamo iniziato ad analizzarli più approfonditamente. Questa somiglianza è riconducibile a ciò che viene chiamato in gergo mirmecomorfismo. Una forma di mimetismo per proteggersi dall’attacco di predatori.”
Tale specie, mutando la loro morfologia per somigliare a delle formiche, tiene lontani volatili, loro predatori naturali, in quanto considerate, le formiche, poco appetibile ed aggressive agli occhi degli stessi predatori.
Quello che colpisce è che questa nuova specie è stata ritrovata solamente all’interno di questa riserva sicuramente ricca di biodiversità e di potenziali nuove scoperte per la fauna mediterranea.
“E’ importante ricordare che il primo passo per conservare la biodiversità è conoscerla” afferma Andrea Di Giulio autore dell’articolo, “così come per la recente descrizione della nuova specie d’ape Andrena culucciae, individuata dal nostro team, che per la scoperta di questa nuova specie di ragno, conferma l’importanza della formazione di nuovi giovani tassonomi in grado di riconoscere e valorizzare la biodiversità.”
Una competenza che ha visto l’Italia leader a livello mondiale in passato, ma che ora purtroppo sta per perdere interesse a causa del cambiamento delle priorità di investimento che penalizzano fortemente la ricerca di base.





