Nel corso dell’audizione davanti alla commissione nazionale Antimafia, il procuratore di Palermo, Maurizio de Lucia, ha denunciato gravi problemi che attanagliano tutti gli istituti di pena italiani: “Poche ore dopo essere entrati in carcere i mafiosi vengono muniti di apparecchi telefonici, cosa che consente a Cosa nostra di continuare a comandare” – ha aggiunto. “Ciò comporta due conseguenze: la custodia cautelare cautela ben poco – ha spiegato de Lucia – e poi si indebolisce la credibilità dello Stato verso le persone a cui chiediamo collaborazione, come ad esempio le vittime del racket. Quando si sa che chi hai denunciato ordina i danneggiamenti dalla galera è difficile capire l’utilità delle denunce”.
Ma non è l’unico problema affrontato dal Procuratori di Palermo, che ha continuato: “Abbiamo trovato armi che vengono dal Salento ma la cui provenienza è l’area balcanica, cioè l’ex Jugoslavia, ma sappiamo di un interesse della mafia verso armi più sofisticate: quelle ad esempio del mercato nero nato con la guerra Russa-Ucraina. Abbiamo segnali di acquisto di droni lanciamine, armi da cui non siamo preparati a difenderci. C’è dunque un tentativo di ricostituire un arsenale di qualità. Questo sia nel circondario di Palermo che in altri territori”.




