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Confimprese, allarme venditori ambulanti: in Sicilia 870 in meno in un anno

redazioneredazione
9 giugno 2026
2 min di lettura
Confimprese, allarme venditori ambulanti: in Sicilia 870 in meno in un anno

In Sicilia 870 venditori ambulanti in meno in un anno. A lanciare l’allarme è Confimprese sulla base dei dati dell’Osservatorio nazionale del commercio del ministero delle Imprese e del made in Italy, aggiornati al 31 dicembre 2025. Il numero degli operatori ambulanti attivi sull’isola è passato da 16.189 a 15.319 unità in un solo anno. Si tratta di una flessione del 5,4% sul mercato.

La provincia in cui il fenomeno ha un peso più importante è Agrigento, che registra una perdita di 265 unità dal 2024 al 2025 pari al 14,9% degli operatori. Seguono, poi, Palermo (-164), Messina (-124), Catania (-123), Trapani (-78), Caltanissetta (-40), Ragusa (-37), Siracusa (-19) ed Enna (-18).

“Sarebbe riduttivo – spiega il coordinatore regionale di Confimprese Sicilia, Giovanni Felice – leggere questi dati come un problema esclusivamente legato ai mercati. Il commercio su area pubblica fa parte del sistema distributivo e risente delle stesse difficoltà che stanno interessando l’intero comparto commerciale: aumento dei costi di gestione, riduzione dei margini, trasformazione delle abitudini di consumo, concorrenza crescente e difficoltà nel ricambio generazionale”.

Confimprese afferma che, negli ultimi anni, il commercio su area pubblica è rimasto quasi sempre ai margini delle politiche di sviluppo economico e urbano. “I mercati – continua Felice – raramente vengono inseriti nei programmi di rigenerazione urbana. Eppure si tratta di una rete di esercizi composta da oltre quindicimila imprese che svolge una funzione economica, sociale e, in molti casi, anche turistica”.

La legge sul Made in Italy prevede però, spiega l’associazione, un programma di sostegno ai mercati rionali e assegna alle Regioni risorse dedicate alla realizzazione di interventi a favore dei mercati rionali. Alla Sicilia sono stati attribuiti 494.800 euro destinati a queste finalità. “Si tratta di una somma certamente non risolutiva – commenta il coordinatore regionale – ma che rappresenta comunque un’opportunità per avviare interventi di riqualificazione e valorizzazione del settore”.

Ma dal territorio emerge la difficoltà di inserire i mercati in una visione strategica ampia: “A Trapani – conclude Felice – il dibattito pubblico si concentra sul futuro del piazzale Ilio nell’ambito della riqualificazione dell’area, escludendo il mercato da ogni possibile soluzione. A Palermo, dopo l’avvio del tavolo tecnico dedicato ai mercati non risultano ulteriori comunicazioni pubbliche o sviluppi particolarmente significativi sul percorso avviato. Se continueranno ad essere considerati esclusivamente un tema amministrativo difficilmente la tendenza potrà essere invertita”.

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