“Nel giorno dell’anniversario della strage di via Pipitone Federico, il nostro pensiero va a Rocco Chinnici, alle altre vittime che quel giorno di 43 anni fa morirono con lui, i carabinieri Mario Trapassi e Salvatore Bartolotta, il portiere dello stabile Stefano Li Sacchi, e ai loro familiari che ancora oggi vivono quella ferita con dignità e coraggio”.
Lo ha dichiarato il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, nell’anniversario della strage mafiosa del 1983 di via Pipitone a Palermo.
“Chinnici fu un magistrato che seppe guardare oltre il proprio tempo – ha aggiunto il governatore – capì che la mafie si combattono solo mettendo insieme le forze, condividendo indagini e informazioni, e da questa intuizione nacque il metodo che avrebbe poi guidato il lavoro del pool antimafia e del maxiprocesso. A lui l’intero Paese deve una parte importante della propria coscienza civile. È nostro dovere custodirne l’eredità con l’impegno concreto delle istituzioni contro ogni forma di illegalità”.
Anche il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla ha ricordato il magistrato affermando: “Oggi Palermo non celebra soltanto il ricordo di un magistrato straordinario. Quarantatré anni fa Cosa nostra tentò di fermare con il tritolo un’idea di giustizia che stava cambiando la storia. Rocco Chinnici aveva compreso prima di molti altri che la mafia non si combatte soltanto arrestando gli uomini d’onore, ma seguendo il denaro, costruendo il lavoro di squadra tra magistrati e coinvolgendo la società, a partire dai giovani. Quella visione avrebbe aperto la strada al pool antimafia e segnato una svolta decisiva nella lotta a Cosa nostra”.
“Ma quella mattina – ricorda il primo cittadino – non venne colpito soltanto Rocco Chinnici. In via Pipitone Federico persero la vita anche il maresciallo dei carabinieri Mario Trapassi, l’appuntato Salvatore Bartolotta e il portiere dello stabile Stefano Li Sacchi. Quattro vite spezzate dalla stessa esplosione, quattro nomi che Palermo ha il dovere di pronunciare insieme, perché la memoria non conosce gerarchie del dolore”.
“La Palermo di oggi – sottolinea Lagalla – è diversa anche grazie al coraggio di uomini come Rocco Chinnici e di chi gli è rimasto accanto fino all’ultimo istante. A noi spetta il compito di dimostrare che quel sacrificio non è stato vano: costruendo istituzioni credibili, difendendo la legalità senza retorica, offrendo ai giovani opportunità, libertà e fiducia nello Stato”.




