Finalmente sono tornati a casa 46 reperti archeologici trafugati nel corso degli ultimi anni.
L’evento è stato festeggiato dalle istituzioni a Cosenza, nella sala Leone di Palazzo Arnone, in una cerimonia che ha riunito Prefetto, Procuratore di Cosenza e Crotone e Comandante provinciale dei Carabinieri a chiusura di una indagine svolta a partire dal 2017 dai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale, attraverso il quale è stata sgominata una banda internazionale che organizzava saccheggi di tombe e traffici illeciti di beni archeologici.
Le indagini hanno mostrato come il gruppo criminale avesse delle branchie in Gran Bretagna, Francia, Germania e Serbia: “Siamo partiti dagli scavi clandestini operati in diversi siti archeologici calabresi”, ha spiegato il capitano Giacomo Peloso, “disarticolando una squadra di tombaroli che faceva parte di un’articolata rete di ricettatori. Un sistema illecito, che sviluppava milioni di euro attraverso una robusta filiera capace di portare facilmente i reperti all’estero”.
Sono state effettuate un centinaio di perquisizioni e 23 persone sono state raggiunte da misure cautelari con accuse di “associazione a delinquere finalizzata al danneggiamento del patrimonio archeologico dello Stato”, “ricettazione” ed “esportazione illegale”.
Si tratta di reperti molto belli e importanti, di origine etrusca, greca e romana. Il pezzo più significativo è un frammento di un vaso molto raro che appartiene a uno dei pionieri tra i pittori ceramografi attivi ad Atene.
Ora che i manufatti sono finalmente rientrati in Calabria, saranno presto esposti al pubblico.







