È iniziato questa mattina alla terza sezione del Tribunale di Palermo il processo che vede imputata l’assessora regionale al Turismo Elvira Amata. Un processo che si porta dietro un carico politico e umano non indifferente.
Amata, esponente di Fratelli d’Italia nel governo Schifani, ha deciso di non dimettersi rivendicando di essere “una persona perbene e onesta”, ne sono convinti anche i suoi legali, la Procura di Palermo invece sostiene il contrario. Prima dell’estate è stato richiesto e ottenuto il rinvio a giudizio di Amata e la condanna a due anni e sei mesi per corruzione nei confronti di Marcella Cannariato. Amata avrebbe ottenuto da Cannariato l’assunzione del nipote e il pagamento delle spese per l’alloggio di quest’ultimo durante i mesi di lavoro a Palermo. In cambio Amata avrebbe finanziato con 30 mila euro la manifestazione “Donna, Economia e Potere”.
Una vicenda connessa allo scandalo sui finanziamenti della presidenza dell’Assemblea regionale siciliana, l’inchiesta in cui rientra il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno, pure lui sotto processo.




